Domenica 23 ottobre la prima Festa del Balon

Borgo Dora, l'anima antica di Torino tra industria e antiquariato

Il quartiere di Borgo Dora, attaccato al centro storico, nonostante le difficoltà è un universo straordinario di colori, sapori e oggetti vintage che grazie al Balon ci fa rivivere la nostra storia

Il Balon, il tradizionale mercato delle pulci di Torino (© )

Il Balon, il tradizionale mercato delle pulci di Torino (© )

TORINO - O lo ami o lo odi: Borgo Dora è così. Netto, senza mezze misure, emozionante, variopinto, colorato, dolce e amaro insieme, anarchico, ribelle, senza tempo, gioioso ma anche difficile e urtante: è il quartiere delle contraddizioni. Le contraddizioni di Torino. Qui la semplicità, di animi e cose, convive con la complessità più assoluta: sociale e culturale. L'integrazione, non sempre facile, scivola spesso nel caos disordinato, la libertà si trasforma troppe volte in assenza di regole. Ma, incredibilmente, questo è uno degli ormai pochi angoli di città dove si respira un'aria autentica. Squarci di muri e viottoli a zig-zag raccontano di un passato neanche troppo lontano: la Torino che si rimboccava le maniche, umile e indaffarata, operosa e industriale, la Torino del boom e dell'immigrazione spinta. Ieri il Sud Italia, oggi i tanti Sud del mondo.

Quando a Borgo Dora passava l'acqua
A Borgo Dora fino al 1962 ci passava un canale, il Canale dei Molassi, i mulini: quelli che prendevano l'acqua dalla Dora e la trasformavano in energia, per alimentare le fabbriche, tante, sorte proprio qui, a due passi dal centro storico: 5 minuti appena dall'affollata via Garibaldi pedonale. Il primo polo industriale di Torino nacque in queste strade, a metà '800. L’andamento curvo degli stabili e la cubettatura delle strade non è affatto casuale, ma è appunto il segno lasciato dall'acqua che scorreva nel borgo. Il canale dei Molassi, quattro metri di larghezza e tre di profondità, usciva da via Lanino, passava per corso Giulio Cesare, attraversava piazza Don Albera e lo stabilimento dei Molassi: 110 metri di percorso, 5.200 metri cubi di acqua al secondo, costeggiato da muretti e attraversato da una serie di ponticelli, di cui purtroppo non c'è più traccia. Un mondo a sé, oltre Porta Palazzo, appiccicato alle vie scintillanti del centro ma così tremendamente diverso. Uno di quei posti dove «devi stare attento», anche se chi ci va e chi ci vive sa benissimo che non è poi così diverso da altri approdi considerati «sicuri».

Il Balon, il mercato dell'antiquariato e dell'usato che ha fatto la storia di Torino
Borgo Dora è famoso per le sue vie di antiquari e rigattieri, artigiani senza età che ancora oggi lavorano fuori dalla bottega, sul marciapiede. Ci passi in mezzo e sembra di fare un tuffo indietro di 50 anni, a volte anche di più. Se entri, dentro trovi un mondo: bauli che arrivano da chissà dove, armadi che raccontano famiglie intere, tavoli ammaccati che si portano incisi addosso tanto sudore e troppa fatica. Scritte al neon sbiadite (ormai si dice vintage...), sedie colorate, utensili arrugginiti arrivati in città dritti dalla campagna. Ci sono pure storici negozi di arredamento che vendono cucine componibili di 30 anni fa (qualcuno se le compra ancora...). Il passato, qui, vive. Davvero. Il Balon del sabato e il Gran Balon di ogni seconda domenica del mese, mercati dell'antiquariato e dell'usato per antonomasia, sono un appuntamento fisso per tantissimi torinesi, e non. In quei giorni Borgo Dora si trasforma. La lentezza e l'anarchia lasciano il posto a un brulicare incessante di voci e facce: trovi i professionisti che curiosano, la «madama» impellicciata che dalla collina scende giù in cerca di qualche chicca da collezione, accanto a coppie, studenti, giovani famiglie, ma con uno stile piuttosto chiaro, tra il bohémien e il radical chic direbbe qualcuno. Una tradizione che dura dal 1° luglio 1856. Lungo via Mameli, via Borgo Dora, via Lanino, via Cottolengo, fino a piazza Borgo Dora, si snoda un universo di mobilio, oggetti e abiti usati. Alcuni meravigliosi, oggetti di design originali, altri sono cianfrusaglie improbabili mischiate a merce di dubbia provenienza gettata a terra su teli bianchi pronti a scappar via. Mangianastri sbiaditi, giocattoli dei nostri nonni, indimenticabili dischi di rara bellezza, libri, ricambi di ogni genere e tipo. Senza voler esagerare, il Balon è il nostro Portobello.

«Balon» perché qui si giocava a palla...
C'è chi dice che il nome Balon derivi da «vallone», l’avvallamento di terreno che un tempo era compreso tra l’attuale borgo e la cinta muraria. Altri invece ipotizzano che il nome provenga da «pallone» per la presenza di uno sferisterio, un impianto fra le attuali vie Lanino, Andreis e Cagliero in cui nel '700 si praticava appunto il gioco del pallone. A inizio '600 è documentata persino la presenza di «un’osteria del pallone», il che farebbe presupporre che Borgo Dora era il luogo del gioco, dei giochi dell'epoca. Oggi di pallone ce n'è un altro: quello aerostatico che sale su fino a 150 metri di altezza, il Turin Eye, che regala una vista mozzafiato sulla città e le montagne.

L'universo Sermig: un'oasi di pace per tutti
Davanti, in piazza Borgo Dora, sorgono i due edifici storici del quartiere: l'ex arsenale militare, che dal 1983 è diventato l'Arsenale della Pace del Sermig, e l'ex caserma Cavalli, che dopo anni di degrado e abbandono oggi ospita la Scuola Holden. Una chicca: avete presente via Sacchi accanto a Porta Nuova? Quel Sacchi, Paolo Sacchi, era un polverista: il 26 aprile del 1852 nell'arsenale scoppiò una violenta esplosione, spontanea, e fu proprio lui ad evitare una catastrofe. L’attività dell'arsenale fu letteralmente frenetica sia durante la Prima che la Seconda Guerra Mondiale, quando subì un pesante bombardamento. Durante la Resistenza l’edificio venne invece occupato dai partigiani, che sfruttavano il tetto per controllare l’accesso alla città dal Ponte Mosca. Oggi, come dicevamo, lì c'è il Sermig, il Servizio Missionario Giovani di Ernesto Olivero, che ha mantenuto l'essenza architettonica del vecchio arsenale per trasformala in un'oasi per chi ha bisogno di assistenza e cibo, ma anche per chi vuole trovare pace e serenità: 45mila metri quadri che con il lavoro e i contributi economici volontari di migliaia di persone è stato trasformato in una casa di accoglienza per i poveri e in un luogo di condivisione. Se non ci siete mai entrati fatelo, rimarrete stupiti. Il Sermig è un'istituzione, letteralmente, che per il borgo fa moltissimo: ha anche dato vita a un asilo nido, il Nido del Dialogo, straordinariamente accogliente, una scuola materna proprio da quest'anno, nello stesso edificio in cui sorgono anche il Laboratorio del Suono – scuola di musica tra le migliori che abbiamo in città – e la Scuola per Artigiani Restauratori.

Il Cortile del Maglio con botteghe e atelier
In mezzo, sorge il Cortile del Maglio: l'antica area delle fucine del complesso dell’Arsenale, chiamato così perché al suo centro c'è un maglio antico, una macchina per la forgiatura e lo stampo di pezzi metallici, esaltato da un sistema di alberi metallici inclinati che sostengono l'ampia copertura. Oggi è una grande piazza coperta che ospita botteghe artigianali, studi di design e comunicazione e soprattutto lo Studio Nucleo, l'atelier-laboratorio di Piergiorgio Robino, designer di fama internazionale che si può osservare lavorare direttamente dalla vetrina (vi avevamo parlato del progetto «Terra!», una poltrona in erba vera che ridisegna i giardini di tutto il mondo).

La Scuola Holden
Anche la Scuola Holden ha ridato vita a un pezzo importante di Borgo Dora: prima la piazza era abbandonata, senza anima. Oggi, grazie al progetto di Alessandro Baricco (che tante volte si può scorgere dalla terrazza della scuola che guarda in giù...), è viva: un sacco di studenti che vanno e vengono, e soprattutto vivono il borgo come una casa a cielo aperto: i locali sono tornati a riempirsi, soprattutto per l'aperitivo, se ti guardi intorno si respira una bella aria: cultura, creatività, sogni.

Vecchie osterie e nuovi sogni
Borgo Dora è un microcosmo, dove ancora sopravvivono vecchie osterie – se non avete mai mangiato da Valenza non siete dei torinesi doc, e non potete non provare almeno una volta il ritrovato Albergo Ristorante San Giors, che è stato luogo di incontri per artisti, poeti, musicisti e viandanti – nuovi ristoranti eccellenti (vi consigliamo l'ottimo pesce dell'Osteria del Balon e i piatti tipici della cucina piemontese del Sapordivino) e locali con ottima musica dove trovi un aperitivo buonissimo a prezzi accessibilissimi, come il Brocante, lo Spritz e l'Ambhara. Borgo Dora è il anche il borgo di Quagliotti biciclette, la «ciclofficina dei torinesi», Speziale Militaria, lo storico negozio di articoli militari nuovi ed usati, la Gelateria Popolare di Maurizio, tra le migliori di Torino che offre un gelato rigorosamente biologico e a km zero. Camminare e perdersi al Balon è un'esperienza che consigliamo a tutti, anche ai torinesi che non ci metterebbero mai piede perché è oltre «Porta Pila». Qui c'è un mondo da scoprire, soprattutto per chi ha bisogno di toccare con mano le radici pure della Torino lontana dai salotti.

Domenica 23 ottobre la prima Festa del Balon
Domani, domenica 23 ottobre, ci sarà la prima Festa del Balon: un viaggio nel tempo con figuranti in costume d'epoca, esposizione di auto e moto d'epoca, i negozi di antiquariato arricchiti da ambientazioni a carattere storico, bancarelle vintage, visite guidate, giri in mongolfiera, tornei di basket, attività specifiche per i bambini, spettacoli e laboratori di danza, musica dal vivo, street food e molto altro (il programma completo lo trovate qui). Per molti torinesi questa è l'area dello spaccio, libero e incontrollato, da sempre: lo sanno tutti. Volontà politica precisa o semplice disinteresse per una delle anime più antiche della città? Difficile dirlo. Ci auguriamo che l'attuale amministrazione inizi a riconsiderare lo straordinario ruolo, storico e strategico, di Borgo Dora, e decida di occuparsi dei suoi problemi in maniera seria. Anche per la componente multietnica che ha nel suo ventre, se non si vuole rischiare la ghettizzazione, Borgo Dora è essenziale per il futuro della nostra città. Nel mentre, vi aspettiamo domani per festeggiare tutti insieme...