Cronaca

Dramma in corso Belgio, badante massacra paziente psichiatrico: «L'ho ucciso io»

L’omicida è un cittadino peruviano di 53 anni, badante per conto dell’ASL di Torino: ha confessato dopo esser stato interrogato dal G.I.P.

Il badante ha confessato l'omicidio della persona che stava seguendo (© )

Il badante ha confessato l'omicidio della persona che stava seguendo (© )

TORINO - Non ce la faceva più a stargli dietro e ha deciso di ammazzarlo a suon di botte. Ha dell’incredibile quanto accaduto in un appartamento di corso Belgio 139, dove un R.F., badante peruviano di 53 anni, ha ucciso il paziente psichiatrico che stava seguendo. Tutto è nato nella mattinata del 18 novembre, quando il personale del Commissariato Dora Vanchiglia e della Squadra Mobile è intervenuto a seguito della segnalazione di un decesso in un’abitazione, giunta dagli operatori del 118. Tullio Cantore, nato ad Avigliana nel 1962, è stato trovato cadavere da R.F., nato in Perù nel 1963, che ospitava l’uomo in qualità di badante per conto dell’Asl di Torino, dietro un pagamento di 1030 euro al mese. 

Lividi sul cadavere del paziente, i dubbi della polizia
Sul cadavere del paziente psichiatrico sono stati riscontrati numerosi lividi (soprattutto nella zona del torace) che, secondo il badante, erano dovuti alle numerose cadute del paziente, spesso in difficoltà a causa dello stato di salute precario (epilessia, psicosi, ecc). Una versione che non ha mai convinto gli inquirenti. A seguito dell’esame legale, è infatti emerso come le cause della morte fossero da attribuire alle botte e percosse subite dalla vittima. 

La confessione: «L'ho ucciso io»
Gli elementi indiziari raccolti successivamente dai poliziotti e le contraddizioni in cui sono incorsi il badante e la sua convivente, hanno poi svelato il reale svolgersi dei fatti: Tullio Cantore è stato brutalmente ucciso dalla persona che avrebbe dovuto prendersene cura. Dopo qualche giorno di carcere, R.F. è crollato, confessando l’omicidio davanti al G.I.P.: «Non riuscivo più a gestirlo, ero esasperato dalle difficoltà. Ho perso la pazienza e l’ho ucciso».