Cronaca

Scarpe e giubbotti contraffatti in un garage di Barriera di Milano: venivano venduti al suk

La polizia, dopo aver sequestrato l'ingente quantità di capi contraffatti, ha richiesto all'Autorità Giudiziaria di poterli donare in beneficenza

La polizia è intervenuta sequestrando la merce (© )

La polizia è intervenuta sequestrando la merce (© )

TORINO - La Squadra Investigativa del Commissariato «Barriera Milano» è intervenuta nei cortili interni di via Soana presso uno dei box-auto lì ubicati. Gli agenti hanno sorpreso un cittadino marocchino mentre gestiva un deposito di abbigliamento contraffatto. Si tratta di H.M. di 40 anni, regolare sul territorio nazionale, ma di fatto, a Torino senza fissa dimora.  Gli operatori a seguito della perquisizione hanno sequestrato un grosso quantitativo di giubbotti, tute e scarpe di vari marchi. All’interno del locale è stato rinvenuto anche un sacco contenente moltissime etichette ancora da cucire.

L'incredibile quantità di oggetti sequestrati:
•    N° 52 giubbotti con effige «COLMAR»;
•    N° 3 giubbotti con effige «NAPAPJIRI»;
•    N° 3 giubbotti con effige «K-WAY»;
•    N° 14 Tute con effige «NIKE»;
•    N° 4 Tute con effige «ADIDAS»;
•    N° 55 paia di scarpe con effige «DSQUARED»;
•    N°6 paia di scarpe con effige «ADIDAS»;
•    N° 28 paia di scarpe con effige «NIKE»;
•    N° 5 paia di scarpe con effige «HOGAN»;
•    N° 1 paia di scarpe con effige «TIMBERLAND»;
•    N° 36 paia di scarpe sneackers;
•    N° 8 sciarpe con varie effigi;
•    N° 1 busta contenente vari marchi di vari brand.

I capi sequestrati donati in beneficenza
Il materiale contraffatto veniva venduto da H.M., secondo quanto da lui dichiarato sia direttamente nel magazzino, presso il SUK di via Monteverde o in forma itinerante nei mercati di zona a seconda del capo. L’uomo vendeva la merce a cifre che variavano dai 40 ai 20 euro, quando invece, il valore dei capi originali oscilla dai 280 agli 80 euro. Il quarantenne è stato successivamente denunciato dagli agenti del Commissariato di zona. E’ stata fatta esplicita richiesta all’Autorità Giudiziaria di poter evolvere i numerosi capi di vestiario in beneficenza, al termine di tutti gli accertamenti, asportando i marchi, anziché sottoporre gli stessi alla normale distruzione prevista per la merce sottoposta a sequestro.