Un risparmio di 750mila euro?

Appendino e i tagli alle scuole cattoliche, ecco cosa rischiamo davvero a Torino

La giunta Appendino ha deliberato un taglio del 25% ai contributi erogati alle scuole aderenti alla rete Fism. Noi del Diario di Torino siamo andati alla scuola dell'infanzia del Dialogo per capire le conseguenze di questa decisione

TORINO - Borgo Dora, il quartiere degli antiquari e del Balon, a due passi da Porta Palazzo. Zona densamente interessata dai fenomeni migratori, vecchi e nuovi: specchio della città del futuro, fucina sociale sperimentale dove convivono, non sempre facilmente, culture diverse. Qui, in via Andreis, nasce e si sviluppa il Polo del Dialogo, rete educativa dichiaratamente multiculturale che fa capo al Sermig e che accoglie i bambini nella fascia d'età 0-6 anni: un asilo nido, dal 2010, un baby parking e da quest'anno anche una scuola dell'infanzia. Una di quelle interessate, purtroppo, dai tagli che la giunta Appendino ha appena deliberato per il bilancio preventivo 2017.

Un taglio del 25%
Per ora si parla di un taglio del 25% dei contributi concessi alle scuole Fism, federazione italiana che riunisce le scuole cattoliche, più la scuola ebraica: sono stati stanziati infatti 2 milioni 250 mila euro appena, contro i 3 dello scorso anno. Ulteriore penalizzazione, la giunta sta valutando di cancellare, solo a loro, le agevolazioni del 30% sulla tassa rifiuti, discriminandole ancora di più rispetto a quelle comunali e statali. Una riduzione significativa, insomma, che pone non pochi problemi a realtà essenziali per il tessuto urbano. Basti pensare che, solo a Torino, esistono 57 istituti aderenti alla Fism che garantiscono un servizio pubblico ad oltre 5.500 alunni e relative famiglie, con oltre 500 tra docenti e personale.

Non chiamiamole «private»
Scuole che non posso essere classificate come «private», come «scuole dei ricchi» come qualcuno ha erroneamente affermato, perché parte indispensabile di un sistema educativo integrato, fortemente voluto, e costruito negli anni, dalla stessa amministrazione comunale. Scuole che svolgono un vero e proprio ruolo di ammortizzatori sociali, soprattutto in alcune zone della città, arrivando là dove il pubblico non ce la fa. E che, nella stragrande maggioranza dei casi, offrono un servizio educativo nettamente migliore rispetto a quello delle scuole comunali o statali. Le famiglie che scelgono di portare i propri figli in queste scuole paritarie spesso lo fanno, banalmente, perché esclusi dalle liste pubbliche. Non solo: è importante sottolineare che in una scuola paritaria un bambino costa un terzo rispetto a una scuola pubblica, dunque le scuole paritarie non sono affatto un peso economico per il Comune, ma anzi un risparmio sostanziale. 

130 euro in più a famiglia
Noi del Diario di Torino abbiamo voluto capire meglio cosa significherebbe per una di queste scuole, quella del Dialogo appunto, affrontare un taglio pesante come quello prospettato in queste settimane dalla sindaca Appendino. Se il Comune non dovesse riuscire a integrare i fondi, ogni famiglia si troverebbe a pagare almeno 130 euro in più all’anno. Pare che ora siano al vaglio soluzioni alternative, che speriamo vivamente di vedere confermate. La sindaca Appendino ha sempre parlato di maggiore integrazione tra scuole paritarie e pubbliche, allora la nostra domanda è: lo fa tagliando le prime, e penalizzando di conseguenza l'intero sistema scolastico? Speriamo proprio di no...